“BARRIERE INVISIBILI”

Il Dipartimento di Scienze economiche e statistiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e il Polo Ricerche di Save the Children hanno deciso di intraprendere uno studio riguardo il contesto familiare e il contesto sociale, le cosiddette “Barriere Invisibili”, come principali fattori all’origine della povertà educativa nella città di Napoli e nella sua area metropolitana.

Cosa sono le “Barriere Invisibili”?

L’indagine evidenzia quanto sia limitante per qualsiasi ragazzo/a appartenere alla categoria di famiglie con reddito basso, questa è una delle “barriere invisibili” più rilevanti.

L’assenza di reddito adeguato ostacola il futuro degli adolescenti che vivono nell’area metropolitana e suburbana.

L’indagine statistica svolta dal Dipartimento si è servita non solo di un lavoro capillare sul campo – trecento i ragazzi intervistati e numerose le scuole del territorio che hanno offerto la loro collaborazione –, ma evidenzia quanto le opportunità fornite dalla famiglia, scuola, territorio, facciano la differenza per il futuro e le aspirazioni, i sogni degli studenti. Lo dichiarano il 12% degli intervistati, con un 5% che ha affermato di vivere in condizioni “di grave deprivazione materiale”, situazione rilevata in particolare nelle periferie della città di Napoli (Scampia, Chiaiano, Piscinola, Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio), e l’area metropolitana dei comuni di Casoria, Afragola, Caivano, Cardito, Crispano, Acerra.

Le condizioni familiari precarie costringono i ragazzi/e a lavorare anche tutti i giorni. Solo il 16% dichiara di lavorare saltuariamente, mentre il 21% cerca lavoro, a ciò si aggiunge la necessità di accudire i familiari che ne hanno bisogno o accudire alle faccende domestiche.

Più del 50% dei ragazzi giudica in modo favorevole i servizi offerti dall’istituzione scolastica, esempio: corsi di recupero o attività culturali ma le infrastrutture (palestre, strumenti digitali, biblioteche), sono ritenute insoddisfacenti.

La povertà educativa viene evidenziata dall’affermazione degli intervistati a non aver mai letto un libro, e di spendere, di massima, cinque ore al cellulare. Si aggiunge a questo quadro uno stato di ansia che affligge specie le ragazze, oppure la completa apatia da parte di altri, che li induce a vivere senza alcuna prospettiva per il futuro. Molti ragazzi vedono come unica via di fuga l’estero, nella speranza che emigrando si possa migliorare la propria qualità di vita.

La fiducia riposta nell’estero manca del tutto nei confronti del proprio territorio, la scarsa pulizia delle strade (63%), la percezione di insicurezza rispetto ad episodi di criminalità, (41,6%), l’isolamento dovuto alla scarsità dei servizi pubblici, (27,7%) creano uno stato di disagio, insoddisfazione, rabbia e rassegnazione.

L’indagine pertanto mette in luce quanto gli ostacoli alla crescita dei giovani risiedono in deprivazioni sistemiche e multidimensionali. Le “Barriere invisibili” rappresentano dunque quel complesso reticolo di mancanze sociali, familiari e ambientali che limitano lo sviluppo del potenziale dei minori.         

La dottoressa Cristina Davino, coordinatrice della ricerca ha sottolineato quanto di sicuro il tema innovativo di questa indagine statistica è stato valutare non solo le opportunità fornite dalla famiglia, dalla scuola, dal territorio ma anche le future aspirazioni e i sogni dei ragazzi napoletani.

Le sue parole indicano: “un notevole gap tra aspirazione e aspettativa; c’è sempre la voglia di andare a cercare altrove un futuro migliore. La mancanza di opportunità ha un impatto non solo sul rendimento scolastico ma sulla vita dell’individuo dal punto di vista delle capacità emozionali, delle relazioni, di gestione dello stress. Abbiamo fatto un lavoro con le studentesse e gli studenti, ascoltato la loro voce perché solo misurando un fenomeno si può conoscerlo realmente e si possono intraprendere delle azioni in merito”.

Raffaela Milano, Direttrice Ricerca di Save the Children infine sostiene che la collaborazione con le scuole e stata davvero rilevante per portare avanti questo studio che sarà a disposizione di tutta la comunità educante. Auspica un confronto costante in modo che questa ricerca possa orientare le strategie di contrasto della povertà educativa.

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