Fanno riflettere i dati sui giovani emersi da una indagine svolta dalla Ipsos, società leader mondiale nelle ricerche di mercato, in occasione dell’edizione 2025 del bando “Myllennium Award” organizzato dalla Fondazione Barletta.
Il Myllennium Award
Il Myllennium Award è un premio multidisciplinare, riservato ai giovani tra i 18 e i 30 anni e articolato in nove categorie di attività, che ha lo scopo di valorizzare il talento giovanile fornendo allo stesso tempo opportunità di inserimento nel mondo del lavoro. Nei suoi undici anni di vita il premio ha raccolto oltre 5.500 candidature, gratificando oltre 350 progetti e assegnando circa due milioni di euro in borse di studio e riconoscimenti.
Appaiono quindi particolarmente significativi i risultati della ricerca svolta dalla Ipsos su un campione di 800 italiani dai 18 ai 30 anni, sulle aspettative dei giovani riguardo all’inserimento nel mondo del lavoro ed alla costruzione del proprio futuro.
L’indagine Ipsos sui giovani
Dalla indagine Ipsos di quest’anno emerge che il 61% degli under 30 sarebbe disposta a cercare sbocchi formativi e lavorativi all’estero; di questi il 44% non ha mai fatto esperienze oltre confine, mentre il 17% ha avuto già occasione di formarsi e lavorare all’estero, e partirebbe di nuovo.
Gli interpellati hanno anche tracciato l’identikit dell’”espatriato tipo”, così come lo vedono gli stessi giovani: prevalentemente tra i 21 e i 24 anni, sia uomo che donna, generalmente laureato e proveniente dal Nord Ovest o dal Mezzogiorno, e appartenente (secondo l’83%) a famiglie non benestanti.
Per i giovani intervistati i maggiori fattori di attrattiva per la scelta di andare all’estero sono le opportunità lavorative (20%), la qualità della vita (16%), la cultura e lo stile di vita (15%). Le destinazioni preferite sono in prevalenza europee (77%), con ai primi posti Germania, Regno Unito, Spagna e Svizzera; circa il 20% preferisce invece l’America, con larga prevalenza per gli Stati Uniti.
E chi invece sceglie di restare in Italia ? Tra gli interpellati i motivi principali sono l’attaccamento al proprio territorio (24%) e le difficoltà linguistiche (23%), ma c’è anche un 14% di under 30 vuole rimanere in patria perché confida nelle prospettive offerte dall’Italia.
Dati certo non incoraggianti, come allarmante è il fatto che la maggioranza degli under 30 intervistati ritiene che chi va via non tornerà più. E purtroppo i dati confermano questa convinzione: le statistiche disponibili dicono che dal 2011 al 2023 è rientrato in Italia solo il 31% dei giovani che si sono trasferiti all’estero.
Le prospettive
Non soltanto dunque i nostri giovani, gli under 30, sono sempre meno a causa della crescente denatalità (che provoca tra l’altro una continua riduzione degli studenti), ma quelli che ci sono rischiamo seriamente di perderli e regalarli ai paesi nostri “competitor”, arricchendone le capacità e le professionalità a discapito di quelle del nostro Paese.
In questo panorama certamente preoccupante si collocano le recenti dichiarazioni del presidente del Myllennium Award, Paolo Barletta: “In una società così dinamica e globale come quella di oggi è fondamentale che i privati siano al fianco delle istituzioni per aiutare a creare delle nuove opportunità lavorative e un’attrattività nazionale. Il problema non sono le partenze, dato che l’esperienza e la formazione all’estero spesso è un valido bagaglio culturale che può far la differenza. Però se non vi è la volontà di rientrare, spesso perché mancano le opportunità, questo diventa un problema. Dobbiamo intervenire sul costo del lavoro perché lo spread tra costo azienda e netto retributivo rendono il paese poco competitivo e giustamente, senza opportune incentivazioni, i giovani provano a costruire il loro futuro dove percepiscono di avere più opportunità”.
Il ruolo della politica
Opportunità per i giovani: questo è il messaggio chiaro che deve essere indirizzato alla politica e alle istituzioni. I nostri giovani, o perlomeno la grande maggioranza di loro, non sono affatto dei “bamboccioni”, ma sono pronti a sacrificarsi, studiare, formarsi e lavorare. Quello che troppo spesso manca in Italia sono proprio le opportunità di mettersi in gioco, e soprattutto di mettersi in gioco con prospettive solide e durature.
Sarebbe probabilmente il caso che i nostri politici piuttosto che adottare misure e incentivi una tantum a favore dei giovani, varassero misure strutturali in campo economico, sociale e culturale per favorire la creazione di un “habitat” che fornisse ai giovani concrete opportunità di.
Ma per fare questo, per perseguire veramente l’interesse comune dei cittadini per il futuro dei giovani e di tutta la comunità, la politica dovrebbe per una volta procedere unita per un fine comune, superando o quantomeno riducendo le abituali contrapposizioni tra opposti schieramenti. Forse però, il vero problema è che molto spesso queste contrapposizioni sono inevitabili, in quanto strumentali al mantenimento o alla conquista di ruoli e posizioni di partito e individuali. E questo senza considerare il “depistaggio” che spesso viene fatto degli elettori verso questioni, obiettivi e programmi sicuramente non così fondamentali, ma di maggiore impatto elettorale.