Sono tre gli argomenti che stamattina vanno trattati, dopo Juventus – Napoli, per amore della ricerca della verità e sono altrettanti i temi che la dicono lunga sullo stato del calcio italiano e sulle persone che si muovono in quest’ambiente malato, governato da un presidente federale tra i peggiori della storia della FIGC.
Sono temi che nulla tolgono alla sconfitta di Torino, che non esimono la società a farsi qualche domanda sulla questione infortunati e che peraltro non intaccano la volenterosa prestazione della squadra di Antonio Conte in palese difficoltà soprattutto nel finale di partita quando il risultato che stava maturando e le residue poche forze hanno impedito la reazione finale che avrebbe potuto riequilibrare una gara, che si è conclusa con un risultato palesemente bugiardo mentre in campo di fatto è stata molto equilibrata.
Andando con ordine si parte dalle dichiarazioni del designatore Gianluca Rocchi su Juventus – Napoli
Le parole che tra poco saranno riportate sanno di mero contentino, di intervento peraltro non richiesto né dalla società né dall’allenatore che neanche nel dopo partita ha voluto rispondere alla domanda sul rigore.
Il Corriere dello Sport di stamattina riporta molto chiaramente quello che è successo.
Ed ecco la dichiarazione virgolettata di Rocchi: «Un episodio del genere non può passare inosservato, non lo si può trattare come un contatto fortuito. Non solo, ma il trend arbitrale di quest’ultimo periodo, virato clamorosamente alla pura moviola invece che al protocollo VAR, stride particolarmente con la mancata concessione del penalty a favore del Napoli».
È molto grave quello che è accaduto a Torino che si ribadisce potrebbe non aver inciso sul risultato finale ma se aggiungiamo, a queste parole di Rocchi, il particolare che la Juventus in 22 gare di campionato ha subito un solo rigore e il Napoli già sei ,pur avendo una difesa che solo dopo il 3 a 0 di Torino vede quelle juventina meno battuta di quella partenopea, qualche domanda è lecito porsela.
Va anche ricordato che Maurizio Mariani da Roma è l’arbitro designato per rappresentare l’Italia ai prossimi mondiali.
Passiamo al secondo tema, quello che riguarda l’attuale affollamento dell’infermeria del Napoli
Gianni Improta, chi non lo conosce, intervenendo in radio sulla situazione infortuni ha dichiarato quanto segue: «Per capirla bisognerebbe essere dentro certe dinamiche. Una parte dipende dall’età, un’altra dalle partite ravvicinate. A livello biologico lo sforzo produce acido lattico e servono almeno tre o quattro giorni per smaltirlo. Se giochi di nuovo subito, l’accumulo porta a contratture, stiramenti e strappi. Inoltre, proteggendo una zona già sofferente, si sovraccarica l’altro arto e si assumono posture sbagliate che causano problemi alle articolazioni. Sono valutazioni da ex allenatore e da chi ha studiato queste situazioni. A mio avviso si esagera con i macchinari in palestra. In partita lo sforzo è imprevedibile, l’avversario ti costringe a cambiare continuamente intensità e postura. Allenarsi in palestra e allenarsi in campo sono due cose completamente diverse».
Le parole sono chiarissime e sono state pronunziate da un professionista sempre pacato, sempre equilibrato nelle sue valutazioni che conosce le dinamiche del calcio a tutto tondo.
Ed eccoci al terzo tema: le farneticanti parole di Spalletti nel dopo gara
L’attuale tecnico della Juventus non perde occasioni per evidenziare la sua acredine nei confronti di una società e di conseguenza anche della città che gli ha dato la possibilità di guidare una squadra capace di vincere lo scudetto.
Dire che in campo il Napoli domenica pomeriggio ha giocato «con dieci titolari su undici», è offensivo, palesemente falso ma in linea con la classica parlata toscana avvelenata.
Luciano Spalletti ha sicuramente, grazie alle proprie capacità, ripreso una situazione che alla Juventus sembrava volgere ancora in questo campionato al peggio quindi potrebbe mostrarsi più sereno, meno incline a parlare come un tifoso qualunque o come uno che deve difendere quello che fa perché poco riconosciuto.
Il suo modo di esprimersi non è mai stato davvero il suo forte, la sua comunicazione spesso inefficace, vedasi quello che è successo a Roma con Totti e nel primo anno a Napoli. Ha scritto un libro, sconsigliata la lettura, dopo la vittoria dello scudetto dove ha pensato di dire ciò di cui non ha voluto parlare con chiarezza davanti alle telecamere.
Volendo esemplificare si potrebbe dire che per Spalletti può valere il detto: «rustica progenie semper villana fuit», dove per villana s’intende sia colui che resta rozzo e anche quello che abita in una bella villa, come nella realtà del tecnico di Certaldo.
L’affermazione del tecnico nel dopo gara è palesemente una maniera per mettersi in mostra, per paragonarsi a chi ha sicuramente più titoli di lui, a chi è andato a fine partita a salutarlo con sportività.
Spalletti sulla sportività, se fosse una materia scolastica, sarebbe stato rimandato e sicuramente bocciato.
Oggi si gode un momento buono mentre a Napoli si cerca di rialzare la testa con le poche forze a disposizione. Poi verrà il momento dei bilanci complessivi a fine stagione e solo allora si potranno fare delle valutazioni più stringenti.