Due partite e 6 punti per l’Italia, ma…

Due partite e due vittorie per l’Italia e soprattutto sei punti per continuare a sperare di poter conquistare la qualificazione al prossimo mondiale.

Tonali festeggiato per la rete che ha regalato la vittoria all’Italia

Il doppio impegno della nazionale messa nelle mani di Gattuso si potrebbe riassumere in questo dato ma la prima sosta del campionato per gli impegni della nazionale ha detto molto di più ed ha aperto squarci di profonda preoccupazione.

È giusto partire dalle convocazioni.

Il neo ct ha chiamato per la maggior parte uomini già presenti nelle convocazioni del suo predecessore inserendo solo tre novità, una per reparto, che a parte i pochissimi minuti di Esposito non hanno messo piede in campo: il difensore Leoni, ex Parma ora al Liverpool, a centrocampo Fabbian rimasto al Bologna e in attacco l’interista Francesco Pio Esposito.

Era ovvio che in questo momento non ci potessero essere delle rivoluzioni che sarebbero state anche difficili anche solo da pensare, visto il ristretto numero di convocabili tra i quali scegliere.

Gattuso ha quindi fatto appello alla generazione di calciatori a disposizione cercando nei pochi giorni a disposizione di lavorare soprattutto sulla parte psicologica e sulla determinazione che gli uomini a sua disposizione in qualche modo, discontinuamente e forse anche un poco in modo confuso, hanno mostrato di aver messo in campo.

Una doppietta per Kean punta della Fiorentina

L’esperimento due punte centrali per l’Italia di Gattuso

L’unica vera novità che il tecnico ha voluto provare è stata quella di giocare con la doppia punta centrale.

La scelta probabilmente nelle intenzioni del tecnico aveva anche la funzione di tentare di mettere a segno un buon numero di reti, viste anche le avversarie, per migliorare la differenza reti.

Da questo punto di vista si potrebbe dire che un risultato la nazionale l’ha raggiunto avendo messo a segno dieci reti nelle due partite, una media insolita per gli azzurri.

C’è però il risvolto della medaglia evidenziato dalla mancanza di equilibrio complessivo con sofferenze difficili da spiegare nella fase difensiva dove sono stati lasciate vere e proprie praterie alle pur modeste squadre avversarie.

In entrambe le partite la nazionale ha mostrato una debolezza nel fronteggiare la squadra avversaria tanto a centrocampo quanto in difesa e se con l’Estonia, al 126° posto nel ranking Fifa, si sono aperte spesso le porte delle occasioni, sventate forse più per incapacità degli avversari che per merito della difesa, con Israele, che oggi è al 75° posto nel ranking, gli spazi, si potrebbe dire anche le voragini, hanno portato la nazionale a subire ben quattro reti, le autoreti sono figlie di una disposizione difensive a dir poco confusa.

Anche questo è un dato insolito per gli azzurri soprattutto se rapportato all’avversario.

A questo punto merita un breve discorso le considerazioni che si fanno abitualmente sulle avversarie dell’Italia, esaltate quando non serve sottovalutate quando non andrebbe fatto.

Dopo avere incontrate tutte le avversarie del girone va detto che oltre ai già citati ranking di Estonia e Israele, quelli della Moldavia e della Norvegia sono rispettivamente: il 152° e il 33°.

Un girone che nella sua presentazione è stato definito tutto sommato abbordabile per i valori espressi dal nostro campionato e per la storia del calcio italiano.

In realtà il ranking conta poco e la storia della nazionale italiana ancora di meno.

Oggi ogni squadra propone un gioco che può mettere in difficoltà chiunque in determinate situazioni. La preparazione atletica, la determinazione messa in campo e la presenza in alcuni casi di duo o tre giocatori di qualità può sovvertire sia il ranking che i pronostici.

Queste considerazioni vanno poi rapportate alla capacità del tecnico di leggere la partita prima e durante lo svolgimento.

Gattuso è noto per la sua scarsa propensione in tal senso. Ovunque è stato chiamato a lavorare da allenatore ha mostrato difficoltà in tal senso. L’esperienza napoletana ha dimostrato ampiamente le sue lacune confermate anche dalle successive panchine dove ha lavorato. In nazionale questo suo difetto potrebbe acuirsi con risultati che non ci si augura.

La nazionale italiana in questi ultimi anni ha mostrato solo a sprazzi qualità nel gioco. Non ha proposto di recente giocatori da considerare come fuoriclasse. Ha mostrato imbarazzo se aggredita e molto spesso incapacità ad adattarsi alla partita da giocare.

Con l’Estonia e con Israele le lacune sono apparse evidenti.

Ritardo ripetuto sulle seconde palle, difficoltà di palleggio in uscita, sofferenza per il pressing avversario e soprattutto concessione di spazi vitali nella propria metà campo e quindi in difesa.

Nella partita con Israele l’Italia forse avrebbe potuto realizzare altre cinque reti ma ne avrebbe potuto subire almeno altre tre/quattro.

Se fosse andata così si sarebbe tranquillamente potuto parlare di una partita parrocchiale e non di un confronto tra due nazionali che si giocano l’accesso al mondiale.

L’analisi si conclude ribadendo come il calcio italiano stia attraversando un momento delicato in una zona del campo che nel passato ne ha decretato la vena vincente.

Si sta parlando della mancanza di grandi difensori che viene acuita dall’incapacità dei centrocampisti di giocare con ordine coprendo la propria difesa.

A questo proposito è lecito chiedersi, siamo sicuri che Barella e Tonali siano due giocatori che possono convivere? Siamo sicuri che Mancini e Bastoni, schierati contro Israele, siano una coppia di difensori centrali bene assortita soprattutto se giochi a quattro in difesa con un esterno come Dimarco poco incline alla copertura?

Siamo sicuri che il centrocampo messo in campo ieri possa sostenere due punte centrali come Kean e Retegui, con l’aggiunta di Politano che è certamente capace di coprire la fascia ma non da solo soprattutto nella fase difensiva sulla trequarti con Di Lorenzo bloccato più dietro?

Troppe domande, troppa confusione. Potremmo dire poche idee ed anche molto confuse.

Al termine della partita di ieri sera Gattuso ha risposto a chi lo paragonava da giocatore a Locatelli soffermandosi sulle sue caratteristiche e su quelle dello juventino.

Per amore della verità ha ammesso di aver squilibrato la squadra e che su quel punto bisogna lavorare e anche molto ma iniziare l’avventura soffermandosi su questo o quel giocatore non sembra proprio il massimo.

Gattuso ha innegabilmente un compito difficile che sarebbe non impossibile per una nazionale italiana di media forza.

Per giunta non è il momento di fare troppi esperimenti mentre va ricercato un maggiore equilibrio e una maggiore vocazione da parte dei centrocampisti a supportare la fase difensiva che potrebbe conferire alla nazionale un volto più coerente raggiungendo come minimo il secondo posto per poi presentarsi agli spareggi con una squadra più omogenea dove possa tornare a farla da protagonista la qualità che il calcio italiano ha sempre espresso.

Gattuso è l’uomo giusto per raggiungere questo risultato?

La panchina italiana, si intende lo staff, vista ieri sera all’opera in Ungheria è quella più adatta a supportarlo?

Il tempo fornirà delle risposte ma a proposito perché ieri sera non ha giocato per scelta tecnica Calafiori che era stato uno dei migliori in campo con l’Estonia?

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