Il secondo turno di Champions rilancia in qualche modo il calcio italiano in Europa grazie a le tre vittorie ottenute dal Napoli, dall’Inter e dall’Atalanta ed al pareggio rimediato dalla Juventus in Spagna.
Le quattro avversarie proposte dal calendario non erano certo tra le squadre più forti d’Europa ma come per la Coppa Davis nel tennis, quando prima del calcio d’inizio gli altoparlanti irradiano la musica della manifestazione, ogni formazione si batte mettendo in campo tutto quello che ha andando spesso oltre i propri limiti.
Certo l’avversaria del Napoli, lo Sporting Lisbona, si è confermata al Maradona una squadra forte, organizzata, dotata di buone qualità tecniche ed atletiche potendo inoltre vantare l’abituale attitudine al palleggio, marchio di fabbrica del calcio lusitano.
Un Napoli già forte ma in costruzione
Come per la gara di Milano il Napoli ha gestito per larghi tratti la gara ed è riuscito a conquistare l’intera posta grazie ad un atteggiamento difensivo più accorto, ad un lavorio del centrocampo importante e ai lampi di genio del redivivo De Bruyne.
Antonio Conte nella conferenza di presentazione dell’impegno europeo era tornato sulla partita del Meazza precisando come a suo vedere la squadra avesse dominato quel confronto.
Siamo abbastanza d’accordo con il tecnico salentino, il Napoli a Milano ha pagato due gravi distrazioni difensive e la scarsa vena in attacco che gli ha impedito di agguantare quanto meno il pareggio.
Ieri sera invece solo un incidente di percorso sembrava aver compromesso la conquista della posta piena ma poi il Napoli è ripartito alla ricerca del successo, sfiorando in verità lo svantaggio ma facendo sua una gara che meritava ampiamente di vincere.
Senza voler parlare dei singoli e delle loro prestazioni è utile invece a questo punto della stagione iniziare a stilare la lista delle cose che non vanno bene lasciando da parte per il momento quello che sembra funzionare.
Come di prammatica si inizia dal reparto arretrato.
I due portieri impiegati sino ad ora, in un’alternanza che solo il tecnico potrebbe dire se rappresenta di volta in volta una scelta tecnica, si sono sempre disimpegnati a dovere.
Tanto Meret quanto Milinkovic-Savic hanno contribuito con qualche intervento che ha pesato sul risultato di alcune vittorie, come è successo proprio ieri sera nei minuti di recupero quando l’istinto del serbo ha evitato il pareggio dello Sporting Lisbona.
La difesa è il reparto che più ha subito in questa fase una serie di infortuni che solo lo scorso anno avrebbero messo in ginocchio l’intera squadra.
È quanto meno strano, inusuale, che il tecnico abbia dovuto schierare proprio in Champions e prima a Milano una difesa totalmente inventata.
Ieri sera mancavano: Di Lorenzo (squalificato), Rrhamani e Buongiorno (infortunati) e sino a pochi minuti dalla fine anche Olivera (al rientro).
A Milano il solo Di Lorenzo ha giocato tra i titolari fissi dello scorso campionato.
In entrambe le partite si è fatta sentire, è vero, la presenza di Juan Jesus ma non si può dire che per Conte il brasiliano rappresenti la prima scelta in assoluto.
Se qualcuno l’avesse dimenticato il Napoli ha chiuso la scorsa stagione con la migliore difesa ed oggi dopo cinque giornate ha incassato 5 reti, una media alta per lo stile delle squadre di Conte.
Dopo la sosta si spera di rivedere all’opera le prime scelte se l’infermeria si svuoterà. Nel contempo però gli uomini impiegati hanno fornito risposte importanti.
Beukema, Spinazzola e Gutierrez, oltre al già citato Juan Jesus, hanno dimostrato che il tecnico potrà contare durante la stagione su dei cambi affidabili senza dover stravolgere il reparto come accaduto in queste partite.
Marianucci merita un discorso a parte.
A Milano è stato inserito in una difesa poco omogenea e il suo rendimento non all’altezza ha probabilmente scontato: l’esordio, l’emozione e un amalgama con il resto dei compagni che ancora non c’è.
Il giovane però ha prospettiva e le cure dell’allenatore lo metteranno in condizione di esibirsi prossimamente al meglio.
A questo punto parliamo del centrocampo
Conte da quando è alla guida del Napoli ha dato dimostrazione di aver maturato una grande duttilità nelle scelte tattiche. Il suo adattamento alle risorse a disposizione è da ritenersi oramai un fattore acquisito.
L’esperimento che ha deciso di varare in questa stagione con uno schieramento ibrido in mezzo al campo e da apprezzare anche perché partita dopo partita sembra che la squadra stia assorbendo la novità facendola sua.
Certo il rendimento sin qui non eccezionale di Lobotka, il sacrificio di McTominay, utilizzato più come una mezzala che come un centrocampista libero di affiancare la punta, l’inserimento ovviamente lento di un giocatore come De Bruyne che arriva da un decennio durante il quale ha ricoperto il suo ruolo con i compagni che si adattavano a lui e la vena a fasi alterne di Anguissa non hanno reso facile realizzare l’idea del tecnico.
Conte probabilmente ha pensato di arricchire la qualità del gioco dal punto di vista tecnico e pur potendo contare sulla buona copertura di Politano a destra, assistito nella maggior parte dei casi da Di Lorenzo, ha dovuto rinunziare in parte alla fascia di sinistra non potendo inoltre contare sul classico lavoro di raccordo di Lukaku che manca al Napoli tantissimo per parlare anche dell’attacco.
È evidente come Ojlund sia un giocatore validissimo ma possiede altre caratteristiche rispetto al belga anche se sta cercando di assimilare, ricordiamo che ha solo 22 anni, quello che il tecnico vorrebbe da lui.
Insomma Conte ha perfettamente ragione quando dice che inserire 9 giocatori nei meccanismi di gioco di una squadra che oramai aveva un suo ben precisato volto non è semplice e soprattutto richiede tempo.
E come se si avesse a disposizione una macchina vincente a cui ogni settimana cambi un pezzo per veder se può andare ancora più forte.
In buona sostanza il Napoli va considerata come una squadra forte che sta cercando ancora altre strade diverse ma necessarie per partecipare alla campagna europea ben figurando mentre deve battersi per difendere il titolo conquistato in campionato.
È un lavoro importante, faticoso ed impegnativo che però potrebbe portare tra qualche tempo dei risultati importanti e una ritrovata continuità nelle discontinuità costituita dall’alternanza degli uomini e dei sistemi di gioco.