Il Napoli ha chiuso il suo splendido 2025 al terzo posto in classifica, qualunque sarà il risultato del posticipo di stasera tra Roma e Genoa, e con due trofei conquistati e depositati in una bacheca sempre più ricca.
A Cremona è maturato il terzo 2 a 0 consecutivo che significa un tris di vittorie importanti, la porta inviolata per circa 300 minuti e probabilmente una sicurezza nei propri mezzi definitivamente ritrovata.
Nelle sedici partite di questo campionato giocate in questa prima parte di stagione al Napoli è mancata solo un po’ di continuità in più. Bruciano soprattutto le sconfitte di Torino e Udine, due gare giocate decisamente male dalla squadra che avrebbero potuto dare alla sua classifica una fisionomia ancora migliore.
Ci sarebbe da parlare ancora una volta di alcune motivazioni/giustificazioni che spiegano quest’altalena nel rendimento della squadra ma vale la pena guardare avanti e soffermarsi sul rendimento dell’ultimo periodo.
Il Napoli di Antonio Conte quando gioca con il piglio autorevole, la velocità e la verticalità mostrata nelle ultime gare è una squadra molto equilibrata, determinata e difficile da contrastare in ogni parte del campo e quindi battere.
Il ciclo impegnativo che aspetta il Napoli a gennaio 2026
Ora sarà necessario affrontare il ciclo terribile previsto dai calendari nel mese di gennaio con le qualità descritte e messe in mostra nell’ultimo periodo per restare attaccati al vertice del campionato, attendere il rientro almeno di Lukaku e Anguissa, il cui rientro potrebbe essere anticipato da un buon decorso dell’infortunio, e guardare alla fase primaverile, quella che di solito determina il risultato finale della stagione, con un cauto ottimismo.
In Champions a gennaio ci saranno gli ultimi due confronti che determineranno se gli azzurri andranno avanti, che vedranno in otto giorni Conte e la sua squadra giocare prima il 20 a Copenaghen e poi il 28 al Maradona con il Chelsea.
Sono due appuntamenti importanti, prestigiosi, utili al bilancio della società ma che meritano di essere guardati con l’ottica giusta.
Il Napoli può tentare di andare avanti in questa competizione anche alla luce dei risultati maturati sin qui?
È giusto impiegare le migliori risorse, mettendone a rischio l’integrità fisica, per inseguire un risultato che potrebbe avere solo un valore momentaneo e poco lungimirante?
Le parole del tecnico, che come al solito qualcuno ha voluto distorcere e male intendere solo per una bieca strategia figlia di una mediocre comunicazione, spiegano il punto di vista di chi lavora sia con la squadra che con la società tutti i giorni a stretto contatto e nella stessa direzione.
L’unità di intenti tra il club, la squadra e il suo allenatore è evidente.
Le risposte del campo sono sotto gli occhi di tutti e se qualcuno fa finta di non capire e solo perché spera di insinuare dubbi in uno spogliatoio tetragono.
Il Napoli per migliorare la sua posizione in campo sia nazionale che internazionale ha delle aree di miglioramento facilmente individuabili.
Conte si è fermato ad un paragone con Juve, Milan e Inter riferendosi al primo passo per puntare ad una scalata europea.
Partendo dalla prima squadra va detto che il lavoro fatto durante quest’estate è una parte di quello da realizzare per mettere a disposizione del tecnico una rosa complessivamente all’altezza delle varie competizioni a cui si è maturato il diritto di partecipare.
La struttura deve essere completata con la creazione di un settore giovanile all’altezza del nome che la squadra sta conquistando sul campo.
Il bacino di utenze sia campano che del meridione è ampio e sono purtroppo molti gli esempi di giovani meridionali che preferiscono andare lontano da casa per cercare un’affermazione in campo calcistico.
Il centro sportivo d’allenamento è vitale per una squadra dal respiro europeo. In questo senso, come per il settore giovanile, la società è in ritardo e si è perso tempo accontentandosi di quello che c’era senza pensare davvero al futuro.
Da ultimo e non ultimo è naturale parlare dello stadio. A Madrid, dove la società più vincente d’Europa e forse anche più ricca ha lavorato ad un ammodernamento del Santiago Bernabeu, nessuno ha avanzato l’ipotesi di un nuovo stadio.
A Napoli si sente parlare alternativamente della ristrutturazione del Maradona o di un nuovo impianto per il quale sono stati individuate più location a volte bocciate, ritenute non idonee.
Il Comune di Napoli proprietario dell’impianto per bocca dei sindaci che si sono succeduti si è più volte detto a parole disponibile a cederlo alla società.
Sta di fatto che nulla è accaduto.
I progetti languono, i sindaci passano, il Maradona resta con tutte le sue inadeguatezze mentre invece si potrebbe lavorare ad una eccellente ristrutturazione senza cercare altri siti per lo stadio che il pubblico merita da sempre e che oggi è diventato vitale per una società che vuole continuare ad imporsi in campo nazionale e che intende migliorare la sua presenza in Europa.
Sarà il 2026 l’anno decisivo per una soluzione adeguata?
Lo sperano tutti quelli che amano il calcio a Napoli e in provincia.
Nel frattempo ci si augura che la società accolga le idee del tecnico e le faccia sue per cercare di cambiare la geografia del calcio italiano troppo a lungo ancorata al duopolio Torino-Milano.