Nonostante in questi giorni si stia parlando di una possibile tregua, che avrebbe come mediatore gli Stati Uniti, continuano a registrarsi morti all’interno dei confini di Gaza. Nelle ultime ore, sono state segnalate almeno 17 morti a seguito di un raid israeliano su un istituto scolastico, in cui trovavano rifugio delle famiglie sfollate, e almeno 45 civili deceduti mentre andavano a prendere il cibo nei centri umanitari.
Di conseguenza, molte istituzioni stanno poco a poco sospendendo le collaborazioni con enti israeliani in segno di protesta e tra questi vi è anche il Comune di Napoli.
Infatti, in settimana è stata approvata all’unanimità dal Consiglio comunale di Napoli, convocato per parlare in maniera specifica della crisi umanitaria in corso a Gaza, la mozione che impegna “a rescindere ogni collaborazione istituzionale con enti, associazioni e istituzioni israeliane che siano espressione diretta dell’attuale Governo israeliano nei diversi settori di competenza delle politiche amministrative cittadine e a privilegiare rapporti di collaborazione con organizzazioni non governative israeliane attive nel pacifismo”.
Da segnalare come, anche se il documento è stato approvato all’unanimità dai presenti, la maggioranza del governo nazionale ha dato segnali di inequivocabile dissenso: Forza Italia ha preferito uscire al momento del voto, mentre erano completamente assenti Fratelli d’Italia e Lega.
La mozione comprende, inoltre, un impegno del sindaco Gaetano Manfredi e del Comune di Napoli a sostenere restrizioni agli accordi istituzionali con università e imprese israeliane per lo studio, la cultura, la ricerca, gli scambi commerciali e tecnologici anche con la platea regionale e nazionale, come ad esempio nell’ambito della Conferenza Stato Regioni, di conseguenza “a fare pressione sugli Atenei di Napoli verso la restrizione dei rapporti accademici con le Università israeliane e le aziende partecipi del genocidio in corso in Palestina” (sono le parole di Rete Napoli per la Palestina che spiegano la mozione), e a promuovere iniziative volte all’assistenza umanitaria della popolazione civile palestinese.
Questa mozione però ha fatto infuriare la comunità ebraica. Il Consiglio della Comunità Ebraica di Napoli ha infatti rilasciato delle dichiarazioni, fortemente contrariati «Purtroppo registriamo, ad opera di una parte del Consiglio Comunale l’ennesima iniziativa escludente che, dietro il paravento della sensibilità per la questione palestinese, finisce col concedere sempre più spazio solo a chi vuol far prevalere solo le proprie ragioni. Nella mozione – si legge – non viene fatto il benché minimo accenno agli Israeliani rapiti da Hamas nel sanguinoso attacco del 7 Ottobre 2023 e tenuti ancora in ostaggio a Gaza e che sia stata consentita l’esposizione in aula, da parte degli attivisti della Rete Napoli per la Palestina, di uno striscione che recitava: “Boicotta il genocidio. Palestina libera! Dal fiume al mare”. “Dal fiume al mare” ha un solo significato: la cancellazione di Israele. Anche questo il Consiglio Comunale di Napoli, implicitamente, sostiene?».
Ma anche Rete Napoli per la Palestina ha rilasciato delle dichiarazioni. «Ieri pomeriggio il Consiglio Comunale della città di Napoli si è riunito nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino per una seduta monotematica sul tema del genocidio in atto in Palestina, la cui convocazione era stata conquistata con mesi di lotta portata avanti come Rete Napoli per la Palestina in città per denunciare la postura fino a questo momento indifferente e opaca dell’amministrazione Manfredi» sono state le parole di Rete Napoli per la Palestina, che hanno lamentato il ritardo di questa mozione a fronte di una guerra che ormai sta continuando senza sosta da oltre un anno e mezzo.
Il sindaco Manfredi ha spiegato come «Attraverso l’atto è stato espresso un principio, ribadendo come occorra distinguere quelle che sono le azioni del governo con quello che è il popolo israeliano. Credo che con il popolo israeliano dobbiamo mantenere sempre rapporti di relazione, di civiltà, soprattutto con quella parte che sostiene percorsi di pace e di tolleranza».

