Le norme che bloccano il mercato del Napoli

Il calciomercato cosiddetto “di riparazione” partito lo scorso 2 gennaio è stato caratterizzato dall’applicazione di un nuovo parametro, il CLA (costo del lavoro allargato), per valutare la sostenibilità dei club italiani e individuare le società in grado di operare liberamente in questa sessione invernale.

Il costo del lavoro allargato

Il CLA, che ha sostituito il vecchio indice di liquidità, mette a confronto il costo complessivo del lavoro “sportivo” con i ricavi ottenuti dal club.

Si tratta di uno dei parametri individuati dalla UEFA (insieme al pareggio di bilancio, ai debiti scaduti e al monitoraggio triennale) nell’ambito della Financial Sustainability Regulation(Regolamento sulla Sostenibilità Finanziaria), applicato ai club europei.

In particolare, il CLA individuato dalla UEFA stabilisce che i costi per gli stipendi dei giocatori e dell’allenatore, per gli ammortamenti dei cartellini e per i costi degli intermediari possano arrivare a un importo che non superi il 70% dei ricavi conseguiti dal club per diritti tv, stadio, area commerciale e player trading dei calciatori (facendo riferimento però in questo caso alla media triennale delle plusvalenze realizzate). La UEFA considera come periodo di riferimento l’anno solare.

Il CLA in Italia

In Italia, a marzo 2024 la FIGC su iniziativa del presidente Gabriele Gravina ha votato un piano strategico che, per la valutazione della sostenibilità dei club, ha sostituito l’indice di liquidità con il CLA, prevedendo però alcune variazioni rispetto a quello UEFA.

Il Presidente FIGC Gabriele Gravina

L’indicatore è entrato in vigore appunto con la sessione di mercato di gennaio 2026 e prevede inizialmente per i costi del lavoro sportivo un limite pari all’80% dei ricavi, che scenderà al 70% a partire dalla sessione estiva dei trasferimenti; inoltre, per favorire l’investimento sui vivai e la valorizzazione dei giovani calciatori, esclude dai costi quelli relativi ai calciatori italiani under 23. La FIGC ha poi deciso di fare riferimento non all’anno solare, come la UEFA, ma al periodo 1 ottobre 2024 – 30 settembre 2025.

Il CLA, così come adottato dalla FIGC, come è noto ha portato al blocco soft del mercato del Napoli (e del Pisa), che possono operare solo “a saldo zero”: il club può effettuare nuovi acquisti solo se la Lega Serie A verifica l’integrale copertura economico-finanziaria dei relativi impegni attraverso trasferimenti di calciatori, riduzioni di ingaggi e risoluzioni contrattuali.

Il mercato bloccato e la reazione di ADL

Il Napoli si è ritrovato con un rapporto costi/ricavi sopra l’80%, oltre che per l’aumento del monte ingaggi, essenzialmente per il mancato accesso alle coppe europee nella scorsa stagione e per la scelta di contabilizzare gli ammortamenti in quote decrescenti e non costanti, come fanno invece in genere le altre società.

Viste le regole applicate, a nulla è valso per il Napoli (che ha ricavi nettamente inferiori rispetto alle big tradizionali) avere un patrimonio netto positivo di oltre 200 milioni, praticamente zero debiti e notevoli riserve di liquidità (174 milioni al 30/06/2025) accumulate negli anni grazie a bilanci in utile e mai distribuite sotto forma di dividendi.

Aurelio De Laurentiis

Aurelio De Laurentiis ha provato a far modificare la norma che sta limitando il mercato del Napoli proprio facendo riferimento alla solidità economico – finanziaria che storicamente caratterizza il club da quando è sotto la sua gestione.

D’altra parte, visto che è la stessa norma applicata dalla FIGC a prevedere che i soci per sbloccare il mercato (pur mantenendo l’obbligo di riportare l’indicatore in equilibrio) possono effettuare in società versamenti per futuri aumenti di capitale, versamenti a copertura di perdite e finanziamenti soci infruttiferi, aumentando dunque le disponibilità finanziarie del club, De Laurentiis ha basato la propria richiesta proprio sul fatto che, aldilà dei tecnicismi contabili, il Napoli già gode di una situazione finanziaria più che positiva e dunque (pur mantenendo, si ripete, l’obbligo di riportare l’indicatore in equilibrio) può fare mercato senza pregiudizio per la propria sostenibilità economico – finanziaria.

Il no della Lega

L’assemblea di Lega straordinaria convocata per discutere della proposta di ADL, pur concordando in tutti i suoi componenti sulla opportunità di modificare la norma, non ha trovato la necessaria unanimità sull’immediata applicazione, in quanto quattro club (Milan contrario, Inter, Juventus e Roma astenuti), che per inciso sono tra i più indebitati della nostra Serie A, non hanno consentito la modifica a stagione in corso.

Si dirà che se esistono delle regole vanno rispettate, e che dunque è inutile per De Laurentiis lamentarsi e cercare di modificarle.

Forse è vero, ma è pur vero che, senza voler parlare degli indici di indebitamento, esiste anche un altro pilastro che la UEFA ha posto a base della valutazione di sostenibilità dei club: la norma che vieta di avere perdite superiori a 60 milioni in tre anni (al netto dei costi per strutture, settore femminile e vivai). Bene, per volere di Gravina e della FIGC questa norma in Italia sarà presa in esame solamente a partire dalle due stagioni 2026/2027 e 2027/2028: e allora forse è vero che “a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina”.

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