Si chiama Sassuolo, si legge Mapei

Il Napoli scudettato di Antonio Conte inizia il campionato 2025/2026 affrontando il Sassuolo, ritornato immediatamente nella massima serie dopo la retrocessione di due stagioni fa.

Una società neopromossa, dunque, che però, nonostante la breve parentesi dell’ultimo torneo di serie B, per il percorso fatto negli ultimi quindici anni può essere sicuramente considerata una delle realtà più interessanti del panorama calcistico italiano.

La scalata del Sassuolo

L’approdo e la presenza dei neroverdi nella massima serie possono sorprendere se si guarda alle dimensioni della città, al numero dei tifosi ed alla tradizione del club, ma nella realtà appaiono logici e prevedibili se si considerano le potenzialità economiche della società, che appartiene alla Mapei della famiglia Squinzi, e la sua progettualità.

Il Sassuolo è l’espressione calcistica di una città di poco più di quarantamila abitanti, e fino ai primi anni duemila ha calcato esclusivamente campi e campetti di provincia, arrivando al massimo a disputare, con alterne fortune, il campionato di C2.

Uno degli stabilimenti Mapei

Con l’acquisizione del club da parte della Mapei, nel 2002 è giunta però la svolta che ha condotto in pochi anni i neroverdi alla Serie A e, grazie al sesto posto conquistato nel campionato 2015/2016, all’Europa League.

La Mapei e la solidità del club

Risultati in fondo prevedibili, si diceva, se si considera la forza economica della proprietà: la Mapei, nata nel 1937 e inizialmente attiva soprattutto a livello locale, con l’avvento di Giorgio Squinzi ha avviato a partire dalla fine degli anni settanta un processo di internazionalizzazione produttiva e commerciale che l’ha portata a diventare un colosso mondiale nel campo dei materiali e dei prodotti chimici per l’edilizia, con un fatturato di oltre 4 miliardi di euro e migliaia di dipendenti dislocati in stabilimenti presenti in più di cinquanta Paesi nel mondo, in tutti e cinque i continenti.

Partendo da questa solida base, La crescita del club emiliano ha riguardato prima la società, strutturata con un management che ha sempre avuto una visione “aziendale” del calcio, e poi la squadra, potenziata negli anni con investimenti mirati e funzionali al progetto tecnico.

Giorgio Squinzi

La solidità della società trova riscontro nei risultati di bilancio, tutto sommato abbastanza positivi se rapportati a quelli complessivi del sistema calcio: dopo le perdite registrate nel 2014, determinate dai maggiori costi necessari ad affrontare il primo anno di Serie A, e il sostanziale pareggio del 2015, il Sassuolo ha chiuso i propri conti in positivo sino al 2019, anno in cui ha raggiunto l’utile record di 8,1 milioni. Successivamente, complici prima la crisi susseguente alla pandemia e poi la retrocessione del 2023, i bilanci hanno registrato risultati più altalenanti, sino alla perdita record di 22,1 milioni di quello 2024.

La Mapei però anche nelle annate di maggiore difficoltà ha sempre assicurato solidità al club, incidendo in maniera decisiva sui conti degli emiliani con la corresponsione di cifre importanti soprattutto relativamente a sponsorizzazioni e proventi pubblicitari (basti pensare che nell’ultimo bilancio su un fatturato totale di 102,1 mln circa 23 milioni provengono proprio dalla Mapei).

Le strutture di proprietà

Un altro punto di forza degli emiliani è rappresentato dallo stadio di proprietà. A partire dalla promozione in serie B ottenuta nel 2008 i neroverdi non hanno più giocato le partite casalinghe a Sassuolo (lo stadio Ricci aveva una capienza di appena 4000 posti) ma si sono trasferiti prima a Modena, allo Stadio Braglia, e poi con la serie A a Reggio Emilia allo Stadio Città del Tricolore.

Il Sassuolo inizialmente ha affittato l’impianto di proprietà della Reggiana, fallita già da qualche anno, finanziando in parte l’operazione con la vendita degli abbonamenti. Poi, a dicembre 2013, la Mapei ha vinto l’asta giudiziaria per l’acquisto dello stadio, aggiudicandoselo per 3,75 mln.

Il Mapei Stadium

Oggi il “Mapei Stadium”, come è stato denominato dalla proprietà, è un impianto moderno (basti pensare al riscaldamento del terreno di gioco, un ibrido di erba naturale e sintetica) in grado di accogliere oltre 21.500 spettatori (con tutti i posti a sedere) e di ospitare anche incontri internazionali.

Il Sassuolo dispone anche di uno dei migliori centri sportivi italiani, il “Mapei Football Center”, nato grazie a una convenzione con cui il Comune di Sassuolo ha concesso per quarant’anni al club l’uso di terreni di sua proprietà. Su questi terreni il club ha realizzato una struttura con 6 campi da gioco, di cui uno con tribuna coperta, e tre edifici, in grado di accogliere sia la prima squadra che le formazioni giovanili.

La prerogativa del centro è quella di essere aperto anche al pubblico amatoriale, sebbene solo di sera e per alcuni campi.

Competenza e programmazione

Nel calcio però spesso i soldi da soli non bastano, e per raggiungere buoni risultati c’è bisogno anche e soprattutto di competenza e capacità di programmare ed investire: sono state proprio queste, aldilà della forza economica, le qualità mostrate dalla gestione Squinzi nel Sassuolo.

Il progetto tecnico della società, basato su calciatori giovani da far crescere e valorizzare, è stato affidato sempre ad allenatori giovani ma preparati, a partire dall’ancora poco conosciuto Max Allegri della storica promozione in B del 2008 passando, tra gli altri, per Stefano Pioli e Roberto De Zerbi, considerato uno dei migliori mister dell’ultima generazione, fino ad arrivare all’attuale tecnico Fabio Grosso.

Di fondamentale importanza in questo scenario è stata ed è la figura di Giovanni Carnevali, Amministratore Delegato del club oramai da oltre dieci anni.

Giovanni Carnevali

Il manager milanese, che ha ricevuto carta bianca nella gestione del club prima da Giorgio Squinzi e poi dai figli Marco e Veronica, è sempre riuscito ad ottenere buoni risultati sia sportivi che economici grazie ad una indubbia competenza calcistica (la sua ma anche quella dei validi collaboratori di cui si è circondato) unità alle grandi capacità relazionali e manageriali possedute.

Sua, ad esempio, è stata la scelta di spostare il Sassuolo da Modena a Reggio Emilia acquistando l’ex Stadio Giglio e trasformandolo in Mapei Stadium, con tutte le conseguenti opportunità commerciali e di visibilità.

Strutture di proprietà, bilanci in (discreto) ordine, squadra competitiva: la gestione Squinzi/Mapei grazie all’organizzazione aziendale adottata sembra insomma proseguire con efficacia nonostante l’inevitabile contraccolpo subito con la scomparsa del patron Giorgio, avvenuta nell’ottobre 2019, rendendo ancora il Sassuolo una realtà da prendere a modello per molti dirigenti del nostro calcio.

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