Partiamo dal Basilico che in dialetto abruzzese come in napoletano si dice: Vasinicola. Si lo so da egocentrici napoletani direte: – il dialetto abruzzese ha copiato l’espressione napoletana – beh io abitando in questi luoghi da anni non mi pongo più il problema del marchio di origine, l’importante è l’identità culturale del dialetto. Ma perché parliamo di Basilico?
Il basilico per i greci vasilias è il re delle piante aromatiche, e, nel monologo teatrale che mi accingo a commentare ha avuto la parte di secondo attore accanto alla protagonista dello spettacolo: Francesca Camilla D’Amico.
Francesca ha ben utilizzato questa pianta per attirarci all’interno della vita rurale di fine Ottocento in Abruzzo, in cui le donne apparentemente ai margini della società vi avevano invece un ruolo basilare.
In una atmosfera tra fiaba e poesia il vasinicola è il suo compagno di viaggio in uno spettacolo dove teatro e storia si intrecciano con i fili della poesia, della sonorità del dialetto abruzzese e dell’italiano.

Lo spettacolo ha avuto luogo in un teatro di un incantevole paese abruzzese: Tagliacozzo, un paese che vanta alcuni edifici di pregio e questo piccolo teatro. Scritto da Francesca Camilla D’Amico è stata una performance teatrale del tutto fuori dal comune. Francesca ha saputo per circa un’ora e quaranta incantare il pubblico con le sue storie intervallando voci e racconti con l’unica compagnia di una pianta di basilico, ci ha condotto dentro scene rurali in cui le donne faticavano dal mattino alla sera prima nei campi e poi in casa. Ci siamo ritrovati assieme alle donne al fontanile mentre lavavano i panni con l’acqua gelida, mentre intonavano i canti per farsi compagnia, oppure nella preparazione del corredo per la figlia che andava in sposa, e così via, scene di vita quotidiana delle nostre bisnonne. “Nostre” perché le radici antiche sono comuni a tutte le regioni dal nord al sud ed anche a tutti i popoli.
L’anima di queste storie è il paesaggio dell’appenino centrale tra la Maiella ed il Gran Sasso. Monti che nulla hanno da invidiare alle alpi sia come altezze sia come paesaggi e ricchezza della fauna.
Il nome dello spettacolo, infatti, è “Maja”, in riferimento alla Maiella, la cui vetta più alta è il monte Morrone, secondo rispetto “a sua maestà il Gran Sasso” come recita Francesca durante lo spettacolo.
È un piccolo grande racconto, quasi un album fotografico dal quale fuoriescono le voci delle donne, dei loro canti, dei loro cunti quasi leggende fiabesche legate alla Maiella ed al gran sasso; risalta un mondo di relazioni, il ritratto di radici dimenticate senza vene nostalgiche ma pieno di vitalità, in cui i racconti ripercorrono nascita, amore, lavoro, guerra, emigrazione, solitudine, sogni, cammini.
Da segnalare il pod cast da poter ascoltare su rai play sound dal nome: Lama Bianca (storia di due lupi).
Per info: info@bradamante-teatro.it – ☎ 333 460 2346
