Dopo Eindhoven niente pagelle

Il giorno dopo la disfatta di Eindhoven è necessario che scenda in campo la calma, l’equilibrio, l’analisi fredda ma non distruttiva ed è importante non perdere la testa.

Quest’atteggiamento dovrebbe essere adottato da tutti partendo dai mezzi di comunicazione presenti sul territorio dai più importanti a quelli che hanno meno seguito.

Invece come se tutto fosse finito si sono aperte subito le porte del tribunale con la collocazione in ordine sul banco degli imputati delle seguenti figure: l’allenatore, i giocatori e il direttore sportivo.

Le considerazioni espresse sono quasi tutte distruttive, poco coerenti e legate troppo ai risultati.

Da Eindhoven al Maradona per tornare ad essere una squadra

È evidente che la sconfitta in terra di Olanda ad opera del PSV Eindhoven sia mortificante, chi può negarlo. È pero altrettanto evidente che se il campanello di allarme ha suonato, in verità si era attivato già da qualche settimana, non è la strada del disfattismo quella che può provocare il cambio di direzione.

Eindhoven si può dire che sta alla Champions come Verona, nella scorsa stagione, è stata al campionato. Anche Conte in panchina ha avuto le stesse reazioni in entrambe le gare, basta guardare i filmati.

Il tecnico pur comprendendo quello che stava accadendo non ha potuto trovare il punto di svolta che avrebbe evitato la figuraccia alla squadra che, per chi lo avesse dimenticato, porta cucito sulla maglia lo scudetto.

In quest’ottica parlare di pagelle è superfluo addirittura controproducente.

Con i 4 o anche meno, con qualche 5 risicato e con solo una sufficienza larga non si aiuta nessuno, è un po’ quello avviene tra i banchi di scuola.

Allo studente che ha sempre meritato dalla sufficienza in su è inutile elargire una mortificazione. E se la faccenda riguarda tutta la squadra, l’esercizio matematico, che puntualmente tutti quelli che ne sono addetti eseguono da persone mediocri, è soltanto deleterio.

In questi casi un insegnante accorto, illuminato e in qualche modo anche un po’ visionario rimette tutto in discussione ripresentando, dopo opportuna verifica del perché, il compito in classe tenendo presente che quelli che sino a ieri erano buoni e ottimi studenti (giocatori nel nostro caso) non possono essere diventati improvvisamente dei brocchi.

Insomma il Napoli prima di ieri sera non era una delle squadre candidate a vincere la Champions e oggi pur con la legnata portata a casa può ancora legittimamente sperare di qualificarsi alla fase ad eliminazione diretta.

Nello specifico oggi sarebbe più giusto, più utile, più serio analizzare quello che hanno detto i protagonisti partendo ovviamente dall’allenatore.

Antonio Conte ha più volte dichiarato in quest’avvio di stagione che questo sarà l’anno più complesso della costruzione di un Napoli costantemente da vertice.

Il tecnico non ha mai nascosto che l’inserimento dei nuovi avrebbe presentato alcune difficoltà, certo non si aspettava di dover ricorrere massicciamente all’utilizzo delle cosiddette seconde linee avendo in infermeria mediamente mai meno di 4 giocatori titolari inamovibili della scorsa stagione.

Le domande che nascono il giorno dopo la sconfitta di Eindhoven 

L’argomentazione non è una difesa d’ufficio del tecnico, che neanche l’ha richiesta, è invece la fotografia di quello che sta accadendo al Napoli.

Chi manca al Napoli da qualche tempo in pianta stabile?

Rrahmani, Lobotka, Lukaku che assieme a Meret fermo, riteniamo per scelta tecnica, hanno rappresentato l’ossatura della squadra campione d’Italia.

Come e dove è cambiato il Napoli con l’innesto di De Bruyne?

A centrocampo la squadra oggi ha una fisionomia molto diversa e la mancanza di profondità su una fascia laterale ne è anche la diretta conseguenza.

Si può obiettare che la struttura e le caratteristiche di molti giocatori del Napoli richiederebbe una disposizione in attacco a tre con i due esterni ad agire da incursori ma il tecnico ha più volte detto che il Napoli è in ricostruzione e che questa strada non può e non sarà brevissima.

Arrivati a questo punto resta da capire come fare in questo frangente innanzitutto a limitare danni e brutte figure, sfiorate anche in qualche altra occasione, provando e riprovando un gioco che dovrebbe consentire alla squadra un salto di qualità rispetto alla scorsa stagione.

Certo se l’idea dei più, appoggiata dagli amanti delle griglie e dei salotti televisivi oltre che da rubriche sulla carta stampata che andrebbero chiuse immediatamente, era quella di vincere tutto quello che si potrebbe vincere a mani basse senza problemi, diremmo in scioltezza, è evidente oggi che si sono tutti sbagliati a parte quelli che accreditavano il Napoli solo perché costretti, covando la recondita speranza che prima o poi accadesse quello che tutti abbiamo visto ieri sera.

Questo ragionamento non è frutto della sindrome da accerchiamento ma deriva dalla mediocrità e inadeguatezza di molti di coloro che oggi parlano di calcio a partire proprio da ex allenatori in pensione, il cui antico valore magari non è in discussione, che forse oggi però per limiti di età andrebbero rispediti a casa davanti alla tv.

Il tempo comunque è tiranno e incombe una sfida di campionato importante ma non decisiva che tutti i veri amanti del calcio si augurano che il Napoli possa affrontare al meglio dimenticando e facendo dimenticare una disastrosa serata di mezzo autunno.

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