Il Napoli è capolista solitario dopo la quarta giornata di campionato ma le fatiche dell’Etihad si sono fatte sentire. Giocare, difendere in 10 contro 11 a Manchester per 70’ e uscire dal campo sconfitti non è una cosa che si supera in tre giorni.
Quello che soprattutto incide è la fatica psicologica e lo stress fisico accumulato dopo una partita come quella disputata dal Napoli in Champions.
Il Napoli capolista in solitaria a punteggio pieno
Nel caso specifico però l’importante per gli azzurri era vincere e il progetto predisposto prima della partita dal tecnico è riuscito.
I cambi proposti da Antonio Conte per alleggerire il carico fisico di quelli che nella mente del tecnico sono i titolari, diciamo le prime scelte, non si sono comportati male ma sicuramente qualcosa a centrocampo il Napoli ha perso con l’assenza soprattutto di uno come Anguissa.
D’altra parte avere rischiato cambiandone due a centrocampo dice che il tecnico ha fiducia nei suoi uomini, che ovviamente ne conosce le caratteristiche e quello che possono dargli nell’arco del campionato.
Lascia ancora qualche dubbio la fase finale della gara quando, come a Firenze, si è ripetuta un’evidente flessione accompagnata forse sia da una sottovalutazione dell’avversario quanto da alcune disattenzioni che sono pericolose.
A tutto questo si aggiunge una fragilità, quasi mai riscontrata nello scorso campionato, sui calci d’angolo che ha generato sin qui due dei tre gol subiti.
Queste in nuce le cose su cui riflettere dopo la gara contro il Pisa ma c’è anche del buono, oltre il risultato, che arriva dalla prestazione di ieri sera al Maradona.
Gilmour, Spinazzola e Lucca: tre reti per battere il Pisa
Partiamo dalle tre reti e dai rispettivi marcatori.
Billy Gilmour, il ragazzo scozzese di 24 anni di cui pochi parlano, ha messo a segno la sua prima rete in assoluto. Il gol per il centrocampista napoletano non è proprio nelle sue corde ma ieri sera è stata la ciliegina su una discreta torta, rappresentata da una prestazione più che sufficiente in un centrocampo abbastanza inedito non accompagnato dalla forza fisica di Anguissa.
Gilmour che di fatto è l’alternativa a Lobotka pur avendo delle caratteristiche diverse dallo slovacco ne ha una in comune: la scarsa vena realizzativa. Conte sta lavorando su entrambi su quest’aspetto.
Passiamo a Spinazzola, sicuramente il migliore in campo, che sembra stare ogni settimana meglio nonostante i suoi 32 anni ma soprattutto il terribile incidente rimediato in Inghilterra durante gli Europei vinti dalla nazionale italiana.
È bene ricordare che nella scorsa sezione di mercato di gennaio veniva dato per partente contro la volontà di Conte che ha sempre creduto nel giocatore.
Oggi sembra un punto di riferimento imprescindibile sulla fascia sinistra per il Napoli. Certo in fase difensiva il ragazzo di Foligno accusa da sempre qualche difficoltà, d’altronde lui è il classico calciatore adatto al 3-5-2 che Conte vorrebbe riproporre ma che la rosa a sua disposizione gli impedisce di far diventare il sistema di gioco base.
Arriviamo a Lucca.
Molto è stato detto sul centravanti nato a Moncalieri. Il giocatore aveva bisogno di rompere il ghiaccio e lo ha fatto con una rete di qualità che poi si è rivelata importante per il risultato finale. Una di quelle reti alla Lukaku dal valore di tre punti, con l’esplosione di gioia di tutta la panchina azzurra compreso il tecnico.
Lucca è un giocatore abile in area di rigore sulle palle alte ma è altrettanto abile se lanciato nello spazio nell’uno contro uno ed ha una dote tipica dall’attaccante forte: inquadra la porta, la vede quasi sempre.
L’altro fattore importante merso dalla gara di ieri sera è il fatto che i tre realizzatori delle reti del Napoli portano il totale dei marcatori diversi del Napoli a 8 con il solo De Bruyne che ha messo a segno due reti.
Otto marcatori in quattro partite testimoniamo della coralità che il Napoli propone nel suo gioco, una risorsa sicuramente molto importante.
Adesso è necessario ritrovare la compattezza difensiva ed il Napoli lo dovrà fare proprio nel primo scontro al vertice di domenica sera al Meazza.
C’è tempo per parlare della gara con i rossoneri di Allegri ma basterà guardare con attenzione la partita vinta dal Milan a Udine per capire come è cambiata la squadra meneghina e quali sono i punti di forza di una squadra che, come il Napoli nello scorso campionato, dovrà badare a giocare di fatto una competizione potendo contare su una preparazione specifica per gli incontri che il calendario le proporrà.
Conte, come ovvio, non ha bisogno di consigli o suggerimenti e ci aspettiamo che con qualche giorno in più a disposizione potrà mettere mano a quelle cose che oggi non vanno bene.
La questione arbitrale mai superata dal calcio italiano
Ci sarebbe da parlare sulla direzione arbitrale, ampiamente insufficiente, ma l’unica cosa che viene da dire a supporto del trentaduenne di Siena, Valerio Crezzini, e che con quella di ieri sera è stato impegnato in serie A solo due volte.
Certo si tratta di un giovane a cui va dato spazio soprattutto se ha le giuste qualità ma senza voler mancare di rispetto a nessuno sarebbe meglio che le prime partite in massima serie non siano quelle di squadre che occupino le prime posizioni in classifica. Una volta gli arbitri esordienti in serie A per dirigere una gara della capolista dovevano avere arbitrato almeno una dozzina di altre partite con buoni risultati.
Forse è vero che oggi le cose sono cambiate, anzi è sicuramente così, ma in generale ci si augura che le cose cambino in meglio.
Come per le squadre quando le cose non vanno bene alla fine è sempre colpa del tecnico, anche se spesso di fatto non è così, ci vorrebbe un’equilibrata valutazione anche del designatore che ha il compito di guidare gli arbitri soprattutto alle prime armi per evitare scivoloni che possano incidere sulla loro carriera.
Si parla troppo degli arbitri e poco di chi li sceglie, li designa, sulla scorta di ragionamenti che non si conoscono e che sarebbe giusto al contrario vengano esplicitati. Il sorteggio arbitrale utilizzato alcuni anni addietro sembrava aver diminuito l’influenza dei designatori, oggi il Var doveva servire a migliorare la qualità delle direzioni arbitrali.
La realtà è che il mondo arbitrale non vuole davvero controlli sul proprio operato perché pensa che non ce sia bisogno al contrario quello che accade ogni settimana dimostra come quella casta si difende strenuamente per impedire che una maggiore trasparenza governi la parte disciplinare del mondo del calcio.