Napoli: turnover e vittoria a Lecce

Il Napoli momentaneamente allunga.

Siamo arrivati alla nona giornata di campionato ma questo è il momento nel quale un filotto di risultati utili può determinare un primo assetto della classifica generale.

A Lecce si accende la speranza di poter dare una certa continuità ai risultati mentre purtroppo stamattina si è spento un napoletano a cui tutti siamo stati e saremo sempre affezionati.

Si parla di James Senese, il suo sax resterà nelle nostre orecchie anche se lui non lo suonerà più. Sabato sarebbe bello ricordarlo al Maradona prima di Napoli – Como e speriamo che la società lo richieda.

Ma torniamo alla partita di Lecce.

Un Napoli da 7 al via del Mare di Lecce

All’intera squadra va dato un 7 pieno per aver giocato una partita preparata tra difficoltà e con la necessità di operare un corposo turnover.

Rispetto alla formazione standard dello scorso vittorioso campionato Antonio Conte è partito con 4/5 uomini da considerare come titolari e con una panchina che tra recuperi e mezzi infortunati sembrava lunga ma non lo era.

Ancora un infortunato in casa Napoli: tocca a Lang

A tutto questo vanno aggiunti gli infortunati di lunga degenza che sono: Lobotka, Lukaku e ovviamente De Bruyne.

Conte nel dopo partita ha dovuto ricordare questa situazione e lo ha fatto con il sorriso sulle labbra ma ribadendo con chiarezza come non se ne faccia menzione e avvertendo che la storia del rigore con l’Inter non deve diventare un motivo perché le prossime direzioni di gara siano opportunamente orientate da chi pensa di poter condizionare l’operato dei direttori di gara.

La classe arbitrale italiana in questo momento non è mediamente all’altezza del compito e la confusione determinata dalla guida di Rocchi, oggi designatore degli arbitri e ieri arbitro parecchio discutibile, certamente non aiuta.

Il rigore assegnato al Lecce e per fortuna sventato da Milinkovic-Savic, voto 7, apparentemente è indiscutibile ma se per un fallo di mano il VAR impiega 3 minuti per decidere significa solo una cosa, il fallo alla fine non era così chiaro e così scontato, come si è visto alla moviola.

Va bene ci ha pensato Vanja che ha ipnotizzato il giovanissimo (17 anni) e tremolante Camarda, lo si vedeva dal viso, mandato al dischetto da Di Francesco con tanta, troppa superficialità.

Abbiamo aperto le considerazioni e i voti sulla difesa partendo dal portiere, nel complesso il reparto arretrato merita un 6 perché è vero che il Napoli non ha corso particolari pericoli ma aveva di fronte uno gtra i peggiori attacchi della serie A e comunque qualche incertezza l’ha palesata.

Nello specifico: 6 a Di Lorenzo, 6 a Buongiorno, 5,5 a Juan Jesus per il rigore concesso agli avversari e 5 a Oliveira sempre in difficoltà con il suo avversario. Attribuiamo un 6 anche a Gutierrez che ha giocato meno di un quarto d’ora ma che ci pare pronto ad un impiego dal primo minuto.

Passiamo al centrocampo.

Questa zona del campo per il Napoli merita complessivamente un 7 pieno.

Si va infatti dall’8 per Anguissa, motivato non tanto dal gol, che resta comunque determinante per l’acquisizione dei tre punti visto il risultato finale, ma principalmente per il lavoro svolto a tutto campo, al 6,5 tanto a Gilmour che ad Elmas che hanno giocato una buonissima gara rispondendo positivamente alla chiamata dell’allenatore.

A McTominay entrato per l’ultima mezz’ora va dato in ogni caso 6,5 per l’impegno, le presenza costante in zona gol e per la capacità di cambiare nei minuti in cui è stato impiegato almeno un paio di posizioni in campo.

Passiamo all’attacco.

Il voto medio è 6.5. Tutti gli uomini mandati in campo da Conte sono andati oltre la sufficienza. Partiamo da Lucca che per l’impegno merita 6 che attribuiamo anche a Politano, sin quando è stato in campo, che avrebbe potuto meritare di più con una maggiore precisione sia nel tiro che nelle giocate.

Vanno invece attribuiti due 7 sia a Lang che a Neres per aver seguito alla lettera il mandato di Conte e per essere stati pericolosi. L’olandese, alla prima da titolare, alla fine forse avrebbe potuto contribuire di più al risultato della squadra se non fosse stato preso di mira da Pierotti che l’ha praticamente fermato solo facendogli fallo sino a costringerlo a chiedere la sostituzione per una forte contusione che ci si augura possa essere riassorbita prima di sabato.

Il brasiliano è un giocatore fino. Ha nel tocco, insieme alla capacità di saltare l’uomo, il suo fondamentale più importante. Neres deve solo ritrovare un po’ di brillantezza magari mettendo a segno quanto prima una rete in una partita importante.

Abbiamo lasciato in fondo due giocatori che rivestono due aspetti importanti per il Napoli di questa seconda stagione con il tecnico salentino in panchina, a proposito che brutta accoglienza da parte del pubblico per un uomo che li rappresenta così bene in Italia e in Europa, ci riferiamo a Spinazzola e Hojlund.

Leonardo Spinazzola merita 7 pieno per aver interpretato ancora una volta due ruoli in pochi minuti e per aver contenuto bene gli avversari che gli si sono presentati davanti nella fascia destra del Lecce che è stata quella che ha dato più fastidio al Napoli.

Conte lo avrebbe schierato sin dall’inizio ma lo sta gestendo fisicamente al meglio, il ragazzo (32 anni ben portati) di Foligno è cresciuto sensibilmente da quando a gennaio scorso si parlava di una sua partenza.

Veniamo al danese.

La sua prestazione, nonostante abbia avuto più di mezz’ora a disposizione non è valutabile. Ha cercato di allungare la squadra, ha cercato di tenere palla ma è apparso non ancora recuperato completamente viste anche un paio di immagini che lo ritraggono piegato sulle gambe.

Ad Hojlund comunque si attribuisce un 6 di stima per l’impegno profuso.

Siamo giunti al tecnico.

Antonio Conte merita sempre un voto tra 7 e 8 anche se il Napoli perde.

Come a scuola chi sbaglia un compito non va mai penalizzato se per tutto l’anno è diligente e fa bene stesso trattamento andrebbe riservato al tecnico.

A qualcuno però piace fare il professore vecchio stampo quello con la matita rossa e blu. È un sistema giustificabile ma il mondo, il pensiero, laddove esiste e non è corrotto da preconcetti, si sono evoluti. Non è pensabile di valutare un tecnico per l’esito finale di una partita, vanno considerate tutte le situazioni che portano una squadra a giocare in un modo piuttosto che in un altro.

L’allenatore si siede in panchina per vincere. Può sbagliare, può scegliere male, può leggere male la situazione in campo ma di sicuro conosce lo stato fisico e mentale dei suoi giocatori e tende a mettere in campo sempre la miglior formazione possibile.

Antonio Conte ha un merito più di tanti altri tecnici, forse più benvoluti, è sempre chiaro, è sempre preciso nelle sue dichiarazioni sia in campo durante le gare che agli allenamenti dove cerca di tramettere ai suoi uomini sempre la grinta giusta.

Può eccedere qualche volta ma gli va perdonato per la conoscenza che ha del calcio. Domenica sera con Dumfries, un ragazzo scorbutico e poco educato, e con Lautaro, un giocatore che sembra non aver capito che grazie al calcio si è salvato da una vita che chissà come sarebbe andata, ha cercato di far capire come ci siano dei limiti che i calciatori non debbono superare.

L’argomento ci porta a parlare dell’arbitro questo perché ancora ci si chiede cos’altro doveva fare domenica sera al Maradona Lautaro per essere almeno ammonito da Mariani.

L’arbitro di Lecce – Napoli, Giuseppe Collu della sezione di Cagliari, ha 35 anni, nella scorsa stagione ha arbitrato solo 7 partite in Serie A, quest’anno viene impiegato con continuità visto che in 9 giornate è sceso in campo già 6 volte.

La partita di ieri sera è stata interpretata dal Lecce in maniera eccessivamente aggressiva. I giocatori del Napoli, soprattutto gli avanti, sono stati oggetto di ripetuti falli, qualcuno anche molto vicino all’espulsione.

A fine gara però si contano solo 2 cartellini gialli comminati al Lecce di cui il secondo a fine gara. Pierotti non risulta tra gli ammoniti mentre ha sfiorato in almeno due casi l’espulsione.

Pertanto alla direzione di gara di Collu va attribuito un generoso 4,5 anche se siamo sicuri che Rocchi lo avrà promosso a pieni voti.

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