Lo scorso Natale l’Associazione Sfera Ovale ci ha regalato un altro interessante spettacolo.
In “Storie che s’intrecciano”, il trio multidisciplinare, che ha già debuttato qualche tempo fa nell’ambito del progetto “Affabulazioni” nel Teatro Serra, sgomitola una performance all’insegna delle storie di viandanti diversi, uomini della nostra epoca, non ladri o assassini ma uomini che cercano di vivere in pace e chiedono il riconoscimento della loro identità. Il secolo XXI è un’epoca in cui ricchezza e povertà sono nuovamente agli estremi, come alcuni secoli addietro prima della riforma industriale in Inghilterra e prima delle riforme che hanno dato il diritto di voto agli uomini lavoratori e poi in seguito alle donne lavoratrici.
La nostra è un’epoca in cui per molti è sempre più difficile trovare un territorio dove vivere essendo riconosciuti solo come individui, come persone.
“Storie che s’intrecciano”: l’ascolto di donne e uomini segnati da miserie, guerre, invasioni e genocidi
In Storie che s’intrecciano abbiamo potuto ascoltare le autentiche testimonianze di donne e uomini provenienti da territori segnati da miserie, guerre, invasioni, genocidi.
Sono le vere storie di questi uomini e di queste donne a creare il pathos teatrale, a sviluppare una drammaturgia senza filtri.
Questo spettacolo ha in qualche modo riportato alla mente “Io Capitano”, il film di Garrone in cui i due ragazzi riescono a sopravvivere grazie ad un pizzico di fortuna ma, soprattutto, alla loro tenacia.
Nel corso del loro viaggio conoscono uomini infami, cattivi, senza scrupoli, ma loro vanno avanti perché quello che cercano è la Vita, è la gioia di un luogo che dia loro la possibilità di dire: vivo e non sopravvivo.
Ecco, è a quei due ragazzi che questo spettacolo ha in qualche rimandato a quella storia così intensa perché attraverso percorsi diversi e approdi talvolta positivi, talvolta estremamente difficili, le persone che scappano dai loro paesi cercano solo un luogo in cui essere se stessi.
Le storie, differenti per origini, destini e vissuti, si trasformano così in un mosaico di umanità che invita il pubblico a interrogarsi sulla responsabilità collettiva dell’accoglienza.
Anche in questo spettacolo come nell’altro Affabulazioni, la musica dal vivo di Martina Primicile Carafa ha accompagnato le protagoniste: Anita Mosca, attrice e drammaturga, e Sabrina D’Aguanno, danzatrice e coreografa.
Coerente con la missione culturale e sociale di “Altri Natali”, la rassegna, che anche quest’anno ha illuminato Napoli con progetti dedicati alla comunità e ai nuovi immaginari condivisi, Sfera Ovale ha portato in scena un’opera di forte impatto emotivo in cui danza, musica e parole si sono intrecciate.